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Con una NA a Caponord
#31
La tua NA è conosciuta come "L'NA che mi ha fatto innamorare e comprare l'NA" Big Grin Big Grin vista dal vivo a casa del precedente proprietario Big Grin in ogni caso in bocca al lupo! e complimenti per i lavori, vedo sempre delle belle realizzazioni che affascinano di MOER e AGR Fabrications. Bravo!
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#32
(17-12-2025, 17:06)..ale!! Ha scritto: La tua NA è conosciuta come "L'NA che mi ha fatto innamorare e comprare l'NA" Big Grin Big Grin vista dal vivo a casa del precedente proprietario Big Grin in ogni caso in bocca al lupo! e complimenti per i lavori, vedo sempre delle belle realizzazioni che affascinano di MOER e AGR Fabrications. Bravo!

aaaaah ma dai. Diciamo che non era nel massimo della forma quando l'ho comprata, ci ho investito tanto e l'ho sfruttata tanto negli anni, e continuerò a farlo.  Big Grin
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#33
Fai benissimo! È stupenda! Bravo
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#34
Smile 
.....occhio .....alle....renne !
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#35
(19-12-2025, 17:47)tere Ha scritto: .....occhio .....alle....renne !

Eh si, quelle saranno un problema.
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#36
Penso che ormai i lavori siano ultimati, qual'è il giorno della partenza?   Qui ti seguiamo !
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#37
Ci siamo quasi, manca poco più di un mese. Faremo un piccolo aperitivo da Moer a Modena la sera del 3 Febbraio prima della partenza.
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#38
(Post riportato anche su LLCC Forum, se hai già letto lì, non leggere anche qui angle )

Piccolo episodio prima della partenza per raccontare quella che doveva essere una vacanza a casa nell’Appennino romagnolo, ma che si è trasformata in un evento irripetibile prima, e quasi in un incubo dopo. Un incubo che sarebbe potuto costarmi il viaggio.

Ma partiamo dall’inizio: in vista delle vacanze di Natale torno a casa per ultimare gli ultimi dettagli prima del viaggio, come testare le ultime modifiche (tra queste i tappetini riscaldanti), decidere dove e come posizionare l’attrezzatura e fare qualche prova per vedere se il cambio in auto tra scarpa da guida e scarponi da neve funziona. Quest’ultimo è fondamentale se non si vuole rischiare di premere contemporaneamente tutti e tre i pedali.

Arrivo da MOER, quattro chiacchiere e ritiro l’auto, che nel frattempo aveva ricevuto quattro gomme invernali. Direzione casa per testare l’ultima modifica che non eravamo riusciti a finire a novembre: i tappetini riscaldanti. Ma a cosa servono e cosa sono questi tappetini? Sono semplici resistenze, annegate nel silicone che dovrebbe (e attenzione a questo punto) isolarle e che, appoggiate alla coppa dell’olio, dovrebbero aiutarmi a portare l’olio alla giusta temperatura di avviamento. Per l’olio scelto, 5W40, la temperatura minima si attesta a -30 gradi.

[Immagine: Screenshot_2026_01_28_134641.png]

Ma come faccio se la temperatura scende sotto i 30 gradi? La maggior parte delle case e degli alberghi, superata una certa latitudine, prevede una presa a 220 V davanti a ogni parcheggio, apposta per collegare un preriscaldatore per il motore.

[Immagine: Screenshot_2026_01_28_135616_Copy.png]

Ci sono diversi modi per preriscaldare il motore: attraverso una piccola caldaia elettrica con pompa, che riscalda e fa circolare il liquido di raffreddamento; con una caldaia che funziona con il carburante dell’auto, sempre con pompa; oppure con una resistenza elettrica inserita nella coppa dell’olio. L’ultima soluzione, ed è la meno efficiente, sono i tappetini, ma volendo qualcosa di totalmente reversibile ed economico era l’unica opzione.

Arrivo a casa, chiudo la porta del garage e attacco i tappetini, che sono connessi tramite una presa tipica da camper, stagna, fissata sul bullbar. Intanto mi metto a sistemare alcune cose quando… la luce salta. Panico. Il garage non ha uscite secondarie. Lo sblocco manuale della saracinesca è sulla strada. Chiamo il vicino che, fortunatamente, è in casa e riesce a liberarmi.

[Immagine: vlcsnap-2026-01-28-13h42m28s712.png]

Inizia il troubleshooting: stacco un tappetino, la luce salta lo stesso; ne stacco un altro, di nuovo. Se non li faccio raffreddare, la luce salta prima. Conclusione: a parte evitare di prendere tappetini riscaldanti da AliExpress, scaldano talmente tanto che il silicone perde la sua funzione isolante e fanno corto circuito, facendo saltare il salvavita di casa. Vedo già le notizie che, per accaparrarsi click, scriveranno “scia di inspiegabili blackout in Svezia e Norvegia!”. Ovviamente non voglio arrivare a tanto, per cui, nel caso avessi bisogno di scaldare l’olio, saranno temporizzati, dove il temporizzatore sarà un sofisticato sistema chiamato: “Gianluca”.

[Immagine: 6039546711031616132.jpg]

Dopo questa piccola disavventura passa Natale, passa l’anno nuovo e, nel mentre, faccio un po’ di inventario e inizio a capire dove mettere e cosa in auto (spoiler: ancora non sono arrivato alla soluzione perfetta), lavo l’auto e inizio a prepararla con qualche piccola accortezza finale per il viaggio:

lavaggio completo e ceratura

protezione di capote, tutte le plastiche interne ed esterne e guarnizioni con protettivo a base siliconica, così non avrò problemi ad aprire la portiera al mattino. A meno che qualcuno non decida di bagnarmi l’auto, costringendomi a darle fuoco per scongelarla.

olio a base siliconica in tutte le serrature.

protettivo nano per vetri, per avere la miglior visibilità possibile.

[Immagine: 6039546711031616130.jpg]

Arriva la sera del 6 gennaio, dovrò tornare nei Paesi Bassi il mattino successivo. Inizia a nevicare. Forte, molto forte. Ricevo un messaggio: “Ci dispiace informarla che il suo volo è stato cancellato”. Credo di non aver passato una notte simile dai tempi in cui, credendo a Babbo Natale, andavo a letto la sera della vigilia.

[Immagine: 6037361685074480311.jpg]

Ore 7: strade completamente bianche e continua a nevicare. È il test decisivo. Carico l’auto, mi vesto e parto in direzione Passo della Calla. La Mazdina si comporta fin da subito egregiamente: facile da guidare, con tanto grip. Arriva la salita e arrivano le curve un po’ più strette, e l’auto inizia a comportarsi proprio come volevo. Gli angoli scelti erano giusti: a velocità basse l’auto è normalissima, sale bene e ha direzionalità; aumentando il passo, che rimane sempre lumaca, l’auto soffre leggermente di sottosterzo, ma dando quella dose di giusta di acceleratore, l’auto procede a curvare di posteriore. È impressionante la facilità con cui, dando leggermente gas, si riesca a fare un tornante in salita a volante praticamente dritto.

[Immagine: 6037361685074480309.jpg]
[Immagine: 6037361685074480310.jpg]

La strada è deserta. Gli unici colori visibili sono il cofano rosso della mia MX-5, circondato dal bianco della neve che continua a cadere copiosamente. Prendo confidenza e inizio a raccordare qualche curva, il divertimento è al massimo. Arrivo in cima, aiuto un paio di trattori rimasti in panne trainandoli (sì, scherzo, ma dalla foto sembra proprio così). Arrivo in cima e mi godo lo spettacolo della neve nel completo silenzio, anche se ora la neve comincia a cadere in modo preoccupante e i pochi spazzaneve non riescono a tenerle testa. Non importa: di lì a poco avrei avuto tanto tempo per apprezzare il silenzio, forse troppo.

[Immagine: 6037361685074480317.jpg]

Inizio la discesa, e, vedendo anche scendere la temperature a -6°C decido che è meglio inserire la modalità “nonno”. In discesa però, anche con questo modalità, l’auto scoda un po’ e accelera anche senza accelerare. Ed è proprio quando mi rilasso che l’auto perde aderenza all’improvviso su tutte e quattro le ruote. Si intraversa, molto più di quanto mi aspettassi, e il mio sguardo cade vittima del cosiddetto “target fixation”: se guardi il fosso, stai sicuro che ci finirai dentro. E così è stato. Anche se tutto è successo al rallentatore: ero bloccato dentro la mia MX-5, paurosamente inclinata verso sinistra e paurosamente vicina alla parete rocciosa. Riesco a uscire dalla parte opposta, miracolo: nessun danno, ma sono appoggiato sotto. Monto le catene e provo: l’auto si muove, ma non c’è modo di uscire.

[Immagine: 6037361685074480316.jpg]

Per puro caso, mentre cercavo di chiamare un amico dotato di Jeep, si ferma una simpaticissima Daihatsu Terios 4x4 prima serie, con colori poco confondibili (blu e bianco) e una scritta altrettanto poco confondibile: “Polizia Municipale”. Scendono tre poliziotti che immediatamente si mettono a disposizione per il traino. Tiro fuori la fune di recupero da tre tonnellate, la aggancio al mio gancio traino stiloso (una bandella di tessuto rossa con delle scritte Japponesi a caso che non ho il coraggio di tradurre), creo un po’ di rampa di uscita spalando e pressando la neve con la pala pieghevole e iniziamo a tirare: il gancio si spezza.

[Immagine: 6037361685074480315.jpg]

Nel frattempo io sono in auto e un passante si offre di trainarmi con la sua auto. Io, per evitare di arrampicarmi di nuovo fuori dall’auto, mi fido e lascio il compito di attaccare la fune al braccio oscillante a questo buon samaritano. La fune regge, la Mazda è fuori! Il passante si dilegua e uno dei vigili mi chiede di sterzare per togliere la fune: “sterza di più”, ma ero a fine corsa. Vado a controllare e… mi stendo a terra, mani sulla testa, e lascio uscire un sonoro e lunghissimo “NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO”. La fune era stata collegata al tirante di sterzo, che ora si identificava in una banana.

[Immagine: 6037361685074480312.jpg]

Il carro attrezzi sarebbe arrivato solo dopo tre ore. La Polizia Locale, ritenendo non sicuro rimanere sul posto, mi accompagna a casa (un grazie enorme alla Polizia Locale di Santa Sofia). Calma. Vado in garage, monto quattro catene sul mio fido Mercedes C200 Kompressor, che con la stessa efficacia di un carro armato mi riporta dalla MX-5. Devo ammettere: una delle attese più belle a cui abbia dovuto attendere (scusate il gioco di parole). Nel frattempo la strada era diventata talmente ghiacciata da rendere difficile camminarci, ma all’imbrunire il carro attrezzi arriva e per poco non finisce nel fosso pure lui. Carichiamo l’auto, che sarà portata in officina.

[Immagine: 6039546711031616133.jpg]

Questa volta ho rischiato e questa volta è andata non bene, benissimo, e ho capito che le chiodate sono state la scelta giusta. L’auto è già riparata e pronta per il viaggio. E io sono costretto a dare ragione ai vari Seneca, Epitteto, Zenone ecc., insomma, gli stoici. Dopo questa disavventura sono ancora più pronto: ho ora un gancio di traino certificato da tre tonnellate, ho simulato una vera emergenza, ho capito che ho l’attrezzatura giusta e saprò esattamente come agire e cosa fare se mai mi capiterà ancora.

Un saluto e ci vediamo sopra al circolo polare artico! (E anche Martedi 3 Febbraio da MOER a partire dalle 16).
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#39
avevo seguito la storia mi pare su instagram, come diceva Huber: "tutto è bene quel che finisce bene".

Che gancio hai montato poi? per sapere, sai in caso servisse. Big Grin
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#40
(ieri, 18:07)..ale!! Ha scritto: avevo seguito la storia mi pare su instagram, come diceva Huber: "tutto è bene quel che finisce bene".

Che gancio hai montato poi? per sapere, sai in caso servisse. Big Grin

Ho preso due stracche sparco da 3T.

[Immagine: sparco-racing-sleepoog-gordel-rood-max-3000kg.jpg]
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